Agenda 2022/2023: mese di novembre
La scuola che il nostro Paese merita
di Ivana Barbacci
La decisione, annunciata nel corso della cerimonia di giuramento del governo Meloni al Quirinale, di cambiare denominazione al nostro Ministero ha fatto sì che si parlasse più del nuovo nome che del nuovo Ministro. Non so se lo meritasse il professor Valditara, al quale ho espresso – e qui rinnovo – le felicitazioni e gli auguri di buon lavoro per l’incarico ricevuto, in attesa del suo primo incontro con i sindacati, convocato per il 3 novembre.
La diatriba sulla nuova denominazione si è scatenata in modo tanto acceso quanto prevedibile e ognuno dei protagonisti ha giocato la partita con le carte di cui dispone: a contributi di notevole spessore e qualità* ne hanno fatto riscontro altri, di respiro molto più corto, piegati a fini di immediata polemica politica, e non sorprende nemmeno troppo che questa si sia sviluppata in qualche caso tra componenti diverse dell’opposizione più che fra quest’ultima e la maggioranza.
Io non torno a ripetere quanto ho avuto modo di dire, commentando a caldo le novità annunciate, con dichiarazioni scritte e parlate alle quali rimando chi avesse voglia di un “ripasso”.
Aggiungo solo una postilla: mi rimane l’impressione che questa giustapposizione del termine “merito”, con tutto il carico di ambiguità che si trascina appresso, sia un po’ forzata e non del tutto congruente con ciò che si richiede al titolo di un ministero, ossia di indicarne in modo chiaro, sintetico e diretto la missione. In questo senso avrei ritenuto molto più carico di significato, e senz’altro meno divisivo, recuperare l’aggettivo “pubblica”, che dall’unità d’Italia e fino all’avvento del fascismo accompagnò il termine istruzione, dando vita a quella definizione che ancora oggi, dopo aver rimosso quella voluta dal regime (Ministero dell’educazione), campeggia sulla facciata del palazzo di viale Trastevere. Il termine “pubblica” non è affatto sinonimo di “statale”, come scioccamente qualcuno immagina o teme: si tratta invece di un aggettivo che sottolinea in modo molto chiaro ed efficace come istruire e formare i cittadini sia compito la cui rilevanza sociale si traduce in un preciso dovere per l’intera collettività e per le istituzioni che a ogni livello la rappresentano.
Se la scelta fosse stata questa, sarebbe stata certamente più in sintonia con le riflessioni sviluppate qualche giorno fa a Palermo nel corso della nostra Assemblea Nazionale. Un dibattito ampiamente partecipato, al quale hanno offerto spunti di notevole interesse anche i pregevoli contributi di Damiano Previtali, Roberto Ricci, Giulia Gioeli e Luciano Monti, con numerosissimi interventi che hanno messo in evidenza il ruolo fondamentale svolto dalla scuola per la formazione delle persone e la coesione del Paese, tanto più forte quanto più si realizzano condizioni di effettiva parità e uguaglianza nell’accesso ai diritti di cittadinanza (tra cui l’istruzione) nelle diverse realtà territoriali. Non a caso uno degli obiettivi della missione 4 del PNRR è il superamento degli squilibri e dei divari, ancora troppo marcati, che si registrano non soltanto tra nord e sud, ma investono in modo trasversale altre realtà, come avviene tra centri urbani e periferie delle aree metropolitane.
Accanto a questo, e forse prima di questo, vi è per la nostra scuola, che vorremmo fosse sempre più “una scuola che unisce” (come recitava il titolo scelto per la nostra Assemblea Nazionale), l’impegno a colmare i divari che derivano dalle diverse condizioni di partenza di chi la frequenta. Alunne e alunni per i quali non è facile né scontato garantire le pari opportunità cui avrebbero diritto: la scuola (meglio: la scuola pubblica) è chiamata ad assolvere, sotto questo aspetto, una parte rilevante di quel compito che l’art. 3 della Costituzione assegna alla Repubblica, rimuovere gli ostacoli “che limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
La scuola di Barbiana, di cui la nostra Agenda ripropone quest’anno, mese per mese, immagini e testi di grande suggestione, per quanto forse inarrivabile è un chiaro modello di come possa intendersi una scuola che unisce: una scuola che accoglie le persone, promuove la qualità dello stare insieme, non incita a competere ma a cooperare, coltiva le relazioni, è ponte fra culture diverse. È una scuola inclusiva, che si prende cura con particolare attenzione di chi vive condizioni di difficoltà o svantaggio, una scuola che valorizza i talenti e li spinge a rivolgere lo sguardo verso un orizzonte di bene comune. Una scuola, è il caso di sottolinearlo, che più di ogni altra ha richiesto a chi la frequentava impegno e fatica, in misura tale che più d'uno la potrebbe definire persino eccessiva. Sicuramente non lassista, ma straordinariamente capace di suscitare motivazione e qualità del sapere.
Crediamo sia questa, in fondo, la scuola cui tutti dovremmo tendere e che il nostro Paese merita.
Settori
- Tutti i settori
- Personale ATA (413)
- Docenti (586)
- RSU (556)
- Dirigenti scolastici (521)
- Precari (523)
- Non statale (247)